mercoledì 29 ottobre 2014

Due miei interventi intercettati da Radio Radicale.

Due miei interventi intercettati da Radio Radicale

Il primo, la testimonianza portata lo scorso 1 marzo a Roma (Campidoglio) nel corso del Convegno Nazionale su Beni confiscati organizzato da Libera. L'intervento è tra le testimonianze del pomeriggio.

Segue un breve intervento nel corso dell'Audizione tenuta presso la Commissione Agricoltura del Senato, dicembre 2009, in merito alla diffusione delle forme di energia rinnovabile ed alternativa con la rete delle BCC (Banche di Credito Cooperativo) italiane.

martedì 7 ottobre 2014

Ammortizzatori sociali. Questi sconosciuti (e non parlo di sostegno al reddito)

AMMORTIZZATORI SOCIALI. No, non sono la cassa integrazione, l'indennità di mobilità o altri strumenti di sostegno al reddito.. No, per ammortizzatori sociali intendo quel cuscinetto di valori, moderazione, sensibilità, capacità di tacere al momento giusto, ascolto, possibilità di fare da stanza di compensazione tra le tensioni (dalla famiglia fino al governo) per una gestione equilibrata dei fenomeni e, in ultima analisi, per creare armonia e pace.
Che manchino, l'ho toccato ...con mano per esempio dopo Juve - Roma di domenica sera (che non ho volutamente commentato, anche se ho le mie idee, come immaginate). Ma ho letto di tutto, da tutte le parti in causa: post volgari e violenti, onestà intellettuale macinata fina fina, schieramenti preconcetti e livore gratuito. E tutto per una partita di calcio.. La pubblica bacheca amplifica tensioni che in passato sarebbero state da bar sport (finite il lunedi sera) per diventare luogo in cui sfogare tensioni e frustrazioni. Recriminare, promettere vendette.
Potrei fare altri esempi (talebani che in politica difendono a spada tratta il loro leader qualsiasi cosa faccia, facendolo diventare antipatico, come succedeva per Berlusconi per capirci) e anche qui evitando accuratamente il confronto, la discussione aperta, la possibilità di immaginare che - alla fine - si può anche cambiare idea. Tutto questo, ormai, è merce rara. Ammortizzatori sociali, ecco quello di cui ci sarebbe bisogno. Ma intangibili, immateriali ed al tempo stesso molto concreti.

lunedì 15 settembre 2014

Finanza ad Impatto Sociale. Per un nuovo paradigma di sviluppo

Stamattina a Roma è stato presentato il Rapporto Italiano "Social Impact Investment", vale a dire lo studio italiano (nato in ambito G8) sulla finanza a impatto sociale. E' frutto di un lavoro ampio, nato un anno e mezzo fa quando il primo ministro inglese Cameron propose in ambito G8 di ragionare su tutte quelle forme di investimento finanziario in grado di generare benessere sociale e non pura remunerazione per l'azionista (speculazione), pur riconoscendo a quest'ultimo il diritto legittimo al ritorno dell'investimento stesso.
L'evento di Roma di stamattina (alla Camera, con la Presidente Boldrini) si è tenuto in contemporanea con le presentazioni dei Rapporti nazionali degli altri membri del G8. Per chi avesse interesse si possono scaricare (insieme al rapporto di sintesi internazionale) al sito "socialimpactinvestment.org".
Ho avuto il privilegio di partecipare ai lavori della TaskForce italiana in rappresentanza della mia organizzazione, il Credito Cooperativo. Lavorando nello specifico alla selezione delle "best practices" poi incluse nel Rapporto e capaci di diventare un modello di riferimento.
L'esperienza delle BCC ha consentito di ragionare sui programmi di microcredito e microfinanza, sui "social bond" (obbligazioni destinate a sostenere imprese sociali o programmi di sviluppo territoriale), sulla misurazione dell'impatto stesso ("metrica mutualistica") e sulla cooperazione come "tecnicalità" in grado di bypassare ostacoli prima di tutto culturali. Tra le buone pratiche, anche il complesso delle iniziative "di rete" per il sostegno dei beni confiscati alla criminalità organizzata e destinati a fini di utilità sociale.
Si calcola che in Italia il "mercato" della finanza ad impatto sociale (al Governo Renzi oggi sono state presentate 40 proposte per renderla fluida ed efficace) possa raggiungere nel 2020 i 250 miliardi di euro. Di questi circa il 60% saranno coperti dalla finanza cooperativa e mutualistica.
E' uno scenario importante, non solo per il nostro Paese ma più in generale per una Europa fiaccata dalla crisi. Investire in imprese capaci di generare benessere diffuso e duraturo, occupazione, sostenibilità significa anche poter attrarre risorse e diminuire l'incidenza del debito pubblico sui programmi di welfare. Significa davvero impostare un nuovo paradigma di crescita. E sono contento che oggi la Presidente Boldrini abbia ricordato come non tutto si può ridurre al Pil. Ragionando ancora una volta sugli indicatori del Benessere Equo e Sostenibile. La finanza di impatto sociale si pone all'interno di questo ragionamento.

lunedì 28 luglio 2014

Big Bang. Crash. Gulp.

Un piccolo compitino facile facile (soprattutto per gli amministratori pubblici della mia città, cioè Roma). Provate ad osservare strade, vie, edifici, luoghi di incontro, bus, metropolitane, ecc. con lo sguardo di chi arriva nella Capitale per la prima volta, magari proveniente da Londra, Parigi, Berlino.
"Vedrebbe" cose che adesso, fiaccati dalla routinaria quotidianità che genera assuefazione, consideriamo parte dell'arredamento urbano o ineluttabile sciatteria italica. Marciapiedi sporchi, erbacce cresciute tra i tombini e negli spartitraffico, segnaletica rotta e mai riparata, asfalti approssimativi, buche riparate alla meno peggio, lampioni spenti ovunque.
Certo, molto dipende dalla civiltà degli abitanti (io per primo non esco con il mio cane se non ho il sacchetto per raccogliere i suoi bisogni), ma il resto no. Il resto dipende dalla attenzione degli amministratori locali per il territorio, per il decoro urbano, per la manutenzione ordinaria (che porta con sè anche aspetti legati alla sicurezza). Dipende dal senso di comunità che, partendo dai cittadini (che comunque in questi anni hanno visto sempre aumentare tasse e balzelli locali) si ripercuote su chi li amministra, forti del voto popolare.
Ho trascorso cinque giorni in un'altra grande capitale europea, Berlino. Dove gli autobus sono in orario, sono puliti e spaziosi; dove puoi arrivare in estrema periferia con trasporti integrati; dove non vedi una cicca per strada, dove i giovani utilizzano massicciamente la bicicletta per spostarsi; dove - in altre parole - avverti che chi ha il privilegio di vivere laggiù sente questa condizione come unica, da tutelare e proteggere.
Roma dal punto di vista storico ed archeologico è mille volte più importante di Berlino. Ha millenni di storia, ha segnato la storia del mondo, possiede ricchezze inestimabili ed ancora nascoste. Eppure è una città triste, ripiegata su se stessa. Spenta.
Una città che non è capace di recuperare le periferie, di integrare i trasporti, di inventarsi un unico biglietto per i musei, di rendere i siti archeologici accessibili in orari favorevoli ai turisti, di strutturare un unico portale attraverso il quale prenotare mostre, percorsi, alberghi, taxi, spettacoli teatrali. Di dotarsi di una "welcome card" con sconti e promozioni.... e potrei continuare.
Il tempo di permanenza medio di un turista a Roma è di due giorni, contro i 4 di Berlino o i 5 di Parigi e Londra. Forse un motivo ci sarà.
Trovo deprimente questa jattura che ci fa convivere da anni con una situazione che sembra immutabile, immodificabile, incancrenita.
Il Pd ha conquistato 15 Municipi su 15 ed in Campidoglio siede un Sindaco sostenuto dalla coalizione di centro sinistra. Ma che aspetta questo Partito a prendere in mano la situazione con proposte concrete, fattibili, a cominciare da un grande tavolo di confronto permanente tra tutti i soggetti pubblici e privati interessati all'offerta di servizi nella Capitale? L'Italia, con Renzi, non senza difficoltà sta provando a cambiare passo. Roma sembra immune da tutto ciò. Digerisce i suoi malanni con cinismo e fatalismo. Scusate ma non ci sto. Il tempo passa e non si vede nulla, ma proprio nulla, di nuovo e concreto (se non leggere di nuove commissioni di inchiesta sui tanti scandali che vanno dalle truffe all'Atac alle mazzette della metro C). Non basta essere contenti di passeggiare per via dei Fori imperiali per sentirsi in una città moderna e sicura.
Inizio a credere sia una questione di persone. Di capacità personali, di professionalità. Almeno spero sia così. Se fosse solo per ignavia o connivenze incancrenite sarebbe molto, ma molto peggio. Ma che tristezza.

mercoledì 18 giugno 2014

Le tracce della Maturità 2014

TRACCE MATURITA'. Non so se sono lo specchio del Paese, ma forse un poco si. Mentre i ragazzi (tra i quali mia figlia) in questo momento stanno scrivendo il tema di italiano, rifletto su due degli argomenti proposti: il tema del "dono" e della "gratuità" e quello della riscoperta del bello (da un articolo di Renzo Piano uscito in gennaio sul Sole 24 Ore "il rammendo delle periferie"). Sul "saggio breve" del dono la riflessione scaturiva da brani di Deledda, Adorno e di Enzo Bianchi (il priore della comunità di Bose).
Ora, due indizi non fanno secondo me una prova, ma certamente queste due tracce segnano una inversione gigantesca di inversione, rispetto alla cultura dominante (o almeno quella dell'ultimo ventennio). Parlare del "dono" e della "gratuità" significa immergersi nello spazio "altro" fatto di partecipazione, solidarietà, fraternità e spingersi a ragionare su un elemento essenziale dell'agire umano che si considera appannaggio degli ingenui o dei santi (magari fosse regola anche in economia e in politica), Docenti come Zamagni e Bruni (che cito spesso) hanno scritto manuali di economia sulla economia della gratuità e della reciprocità. "Si può essere ricchi da soli, ma per essere felici bisogna essere almeno in due". Lascio a chi vuole la possibilità di approfondire tutto questo (e magari di iscriversi ai corsi di Economia Civile della SEC, la scuola di Loppiano, vicino Firenze).
La seconda riflessione riguarda l'aver acceso il riflettore sul senso di comunità attraverso le parole di un architetto come Renzo Piano. Rammendare le periferie urbane significa "rammendare" anche e soprattutto un tessuto sociale sfilacciato, fiaccato dalla crisi e dalla perdita di valori di base, come per me la solidarietà (tra persone, tra generazioni, tra simili). Se si uscirà dalla crisi, lo si potrà fare solo ritessendo i fili del nostro essere comunità (con territori da amare e da difendere).
Non so se questi due "indizi" sono casuali o meno. Forse no. E per questo complimenti al Ministero dell'Istruzione che ha avuto il coraggio di osare su terreni che fino a pochi mesi fa sarebbero stati oggetto di scherno. E che invece aiutano a riscoprire la grande tradizione umanistica e solidale del nostro Paese.

giovedì 17 aprile 2014

Il Cnel, questo sconosciuto (memo per il Pd)

 Il Cnel (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) è un organo ausiliario dello Stato, costituito nel 1957 e previsto dall’articolo 99 della Costituzione (ricordo che per la nostra Carta fondamentale sono 2 gli organi ausiliari di rilevo costituzionale, il Cnel ed il Consiglio di Stato). Recita in particolare l’articolo 99: "il Consiglio Nazio...nale dell'Economia e del Lavoro è composto, nei modi stabiliti dalla legge, di esperti e di rappresentanti delle categorie produttive, in misura che tenga conto della loro importanza numerica e qualitativa. È organo di consulenza delle Camere e del Governo per le materie e secondo le funzioni che gli sono attribuite dalla legge. Ha l'iniziativa legislativa e può contribuire alla elaborazione della legislazione economica e sociale secondo i principi ed entro i limiti stabiliti dalla legge".

La logica dell’organismo era dunque quella di fornire alle Camere principalmente un supporto di tipo consulenziale di altissimo livello, frutto di sintesi tra le istanze del mondo economico, produttivo, sindacale, sociale. Dalla sua costituzione ad oggi, il Cnel ha infatti prodotto centinaia di Pareri, Osservazioni e Proposte, Disegni di Legge, Rapporti e Studi, Relazioni e Dossier su temi di rilevanza strategica, economica e sociale. La maggioranza di questa enorme documentazione (consultabile online, interessante perché davvero lo “specchio” di un Paese uscito dalla Guerra, passato dal boom economico alla crisi industriale e post industriale) è confluita nella normativa attuale, svolgendo quella importante funzione di “stanza di compensazione” tecnica (tra interessi diversi) necessaria al lavoro parlamentare.

Solo per la cronaca, hanno fatto parte del Cnel, in questi sessant'anni, personaggi di spicco come Giordano Dell’Amore, Giuseppe Petrilli, Francesco Santoro Passarelli, Eugenio Cefis, Beniamino Andreatta, Guido Carli, Achille Ardigò, Fabrizio Onida e tantissimi altri designati da enti pubblici e privati, sindacati, associazioni di categoria; più recentemente anche esponenti del terzo settore, cito Edoardo Patriarca, Luigi Bobba e molti altri proprio a sottolineare questa funzione di apertura sulla nostra complessità sociale.

In questi giorni, come sapete, il Presidente del Consiglio più volte ha citato il Cnel come “ente inutile”, una sorta di carrozzone mangia soldi (per la cronaca, il bilancio approvato dall’ente in questi giorni restituisce allo Stato 20 milioni di euro di risparmi sul proprio funzionamento) con frasi volutamente ammiccanti alla deriva populista (“ditemi cosa ha fatto il Cnel in settant’anni!”, anche se non sono ancora sessanta, per la cronaca).

Per motivi familiari e personali ho seguito, negli anni della mia adolescenza, il lavoro di questo organismo nei dettagli. Vedendo come ci fossero Consiglieri che facevano anche le nottate per predisporre relazioni e pareri, affidandoli poi all’organismo legislativo perché si traducessero in norme. Tutto questo con impegno, lavoro, fatica (aggiuntivi al lavoro quotidiano e spesso sacrificando la famiglia). Impegni portati avanti con onestà e coscienza e con il giusto orgoglio di poter contribuire allo sviluppo del Paese.

Basterebbero queste tre parole (impegno, lavoro, fatica) a consigliare un po’ di attenzione quando si prende mano alla ruspa e si costruisce il mondo nuovo. Il lavoro (e chi vi si dedica) andrebbe sempre rispettato, a maggior ragione quando a parlarne è un partito progressista.

Infine, va detto che uno degli ultimi impegni del Cnel è stato quello di definire, insieme all’Istat, quel parametro dei nuovi indicatori del benessere sociale (BES = Benessere Equo Sostenibile) da affiancare al Pil nel tentativo di colmare tutte le manchevolezze di questo indicatore limitato nel tastare il polso della società complessa. Fa piacere vedere che il Governo Renzi, nel presentare il suo primo DEF (Documento di Economia e Finanza) citi espressamente i nuovi indicatori del BES come obiettivo a tendere e parametro dell’azione di Governo.

Sarebbe bastato questo per dire che qualcosa di buono il Cnel lo aveva fatto. Si può anche (anzi si deve) mettere mano alla riforma dello Stato. Ma che bello se questo avvenisse rispettando le cose buone e coloro che le hanno prodotte, in una sorta di solidarietà generazionale “politico istituzionale”. Questo dovrebbe fare un Paese forte, coeso, rispettoso della propria Storia e capace di guardare al futuro con la libertà della ragione.

martedì 8 aprile 2014

Test Universitari, follia italiana.

Il Governo Renzi dovrà, tra le tante cose, mettere mano alla follia dei test di ingresso all'Università. In tre anni due ministri (Profumo e Carrozza) hanno montato e smontato un allucinante sistema di disincentivo allo studio che per esempio oggi, 8 aprile, vede migliaia di ragazzi dell'ultimo anno di liceo sostenere i test per l'ingresso a Medicina ed altre facoltà scientifiche. Oggi, si oggi.... A due mesi dalla maturità e con materie che si sono dovute studiare apposta. Alcune considerazioni: ma a che serve allora la maturità? Come si fa ad aprile (per la cronaca venerdi scorso anche alcune Facoltà di Giurisprudenza hanno fatto sostenere a loro volta i test di ammissione) valutare l'effettiva capacità ed attitudine degli studenti a scegliere quel percorso di studi? Solo grazie a domande di logica o di cultura generale? Allora tanto valeva farle con due anni di anticipo, questi test.
Trovo che questa procedura, nata magari anni fa con le migliori intenzioni (snellire gli esamifici, favorire la didattica, ottimizzare i costi, curare le eccellenze) si sia avvitata su se stessa generando un mostro che nessuno riesce più a controllare.
Aggiungo che ci sono ragazzi che "provano" a fare test su due/tre Università anche per corsi di studio differenti. E questa sarebbe la strada per scegliere le eccellenze? A me sembra sia la strada migliore per trovare sin dal primo anno studenti demotivati che, se avessero potuto, avrebbero scelto ben alte Facoltà.
Su tutto, il macigno delle raccomandazioni, vero cancro di questo povero Paese. Ragazzi che si sentono dire "provaci, ma tanto i posti sono già assegnati" cresceranno con disincanto, rabbia, livore.
Credo che un Partito che voglia davvero #cambiareverso si debba impegnare per una riforma dell'accesso al sistema universitario basato su criteri di trasparenza, equità e capace di offrire a tutti le stesse opportunità.